8 Gennaio 2022: David Bowie avrebbe compiuto 75 anni


Avrebbe compiuto 75 anni l'8 Gennaio. Avrebbe continuato a stupire milioni di fan in giro per il Mondo. Eppure il Duca Bianco non se n'è mai andato.


Nel corso del 2021 sono stati pubblicati dei pezzi rari tra cui "l'album perduto" Toy, chiaro segno di una volontà postuma di non abbandonare tutti coloro che delle canzoni di David Bowie ne hanno fatto la colonna sonora della propria vita.


Bowie è stato in grado di accompagnare per decenni intere generazioni. La sua peculiarità è stata (ed è, visto che pare che ci siano dei pezzi inediti incisi negli ultimi mesi di vita) quella di possedere una liquidità di stile che non lo può collocare in un genere musicale ben delineato. Probabilmente questa assenza di confini si è creata grazie alla sua eterna curiosità, che lo poneva nella condizione di non sentirsi mai appagato.


Nel corso del tempo siamo stati deliziati da incursioni in ogni tipo di genere e per dare la chiara impressione dell'importanza delle sue sperimentazioni vale la pena di elencare tutti i sound che ha voluto affrontare e plasmare: Pop psichedelico, Pop barocco, Space rock, Rock psichedelico, Folk rock, Hard rock, Glam rock, Pop, Folk, Rock and roll, Punk rock, Vaudeville, Funk, Soul bianco, Art rock, Rock sperimentale, Ambient, New wave, Elettronico, Rock, Dance rock, Jungle, Drum and bass, Industrial rock, Techno, Rock alternativo, Pop rock, Fusion, Jazz sperimentale, Hip hop. Una lunghissima lista, opinabile secondo molti critici, di vesti musicali che si materializzavano persino attraverso i suoi mille travestimenti.


Una carriera costellata da successi, ma anche da fallimenti. Fallimenti, definiti tali dall'industria musicale e non da una oggettiva scarsità del prodotto. Prova ne è "l'insuccesso" di alcuni suoi album (1. Outside, uscito nel 1995, per citarne uno), follemente amati dai suoi fedelissimi, incomprensibili per i più, ma totalmente rivalutati anni dopo, in quanto precursori di un nuovo gusto e di una ritrovata libertà sociale. In un mondo della Musica dominato dalle vendite, David Bowie ha sempre preferito preservare il ruolo dell'Artista, che è scevro da ogni condizionamento, se non quello derivante dalla propria esperienza, esistenza e sensibilità.


Forse Bowie era fatto d'argilla, con le sue uniche capacità di adattamento e invasione di qualsiasi forma d'Arte, dalla Musica, alla Pittura, sconvolgendo anche il Cinema, grazie ad interpretazioni cult, che ancora oggi ricordiamo, come quella del Re dei Goblin Jareth in "Labyrinth" del 1987, o quella nei panni di sè stesso in "Zoolander" del 2001 e di Nikola Tesla in "The Prestige" del 2006. Sicuramente Bowie è stato in grado di dare voce ai disagi della società, guidando adolescenti smarriti contro adulti irrecuperabilmente compromessi e incapaci di sognare.


Impossibile è dare una dimensione esaustiva del segno che la sua figura ha lasciato nella Cultura globale, si dovrebbe scrivere un trattato in più volumi. Tuttavia ci è permesso, nella brevità di un articolo, ricordare il suo ultimo capolavoro, che è il suo ultimo squarcio sulla tela della Storia del Mondo e dell'Umanità, ossia Blackstar. Un album che ha dell'incredibile per l'energia che trasuda e che vi è stata messa nella sua realizzazione. Costruito in un contesto forse "affrettato" per via delle precarie condizioni di salute, che, a dire dei suoi intimi, mai lo hanno abbattutto o rallentato, tutti leggono questo disco con gli occhi di chi vuole dare significato a qualsiasi avvenimento, tutti lo definiscono un testamento artistico, un addio, a causa della sua morte avvenuta il 10 Gennaio 2016, due giorni dopo l'uscita di Blackstar. In realtà gli inediti, che danno la struttura al disco, erano quasi certamente l'inizio di un nuovo viaggio, di nuove esplorazioni e per via della sua triste dipartita purtroppo gli stessi sono l'eredità che abbiamo.


Come si può notare tutto questo è un approccio fumoso, quasi vago, ma è il modo migliore per ricordare un uomo libero che ha concesso solo ciò che voleva di sè stesso. Sta ad ognuno di noi, attraverso le sue opere (volutamente appena accennate, il bello sta nella ricerca autonoma), scoprirlo e cercare di farne un ritratto. David Bowie, che così tanto ci ha emozionati e ci ha metaforicamente abbracciati, possiamo ascoltarlo senza preconcetti, immergendoci nella sua discografia e solo dentro di noi potremo davvero ricordarlo e celebrarlo.


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