Brexit, Bragagni: l'UKCA è davvero la soluzione?



Uno degli effetti della Brexit è il passaggio del marchio dei beni prodotti da CE della Comunità Europea a UKCA del Regno Unito. Il nuovo United Kingdom Conformity Assessment, in fase di introduzione dal 1 Gennaio 2021, sarà definitivo dalle ore 23.00 del 31 Dicembre 2022. Da quel momento il Paese comincerà a immettere sul mercato interno solo prodotti UKCA, che rispettino quindi dei requisiti precisi. In questo contesto si è inserita una riflessione dell'Imprenditore Maurizio Bragagni su quella che è la realtà che il Paese sta affrontando.


Bragagni ricorda che il marchio è l'indicatore di un prodotto che è conforme ai regolamenti del Regno Unito, esso diventa una nomenclatura quindi obbligatoria per i prodotti venduti nel Regno Unito dopo la Brexit. Tuttavia l'UKCA non sarà riconosciuto nell'Unione Europea, nel SEE o nell'Irlanda del Nord; in quest'ultima Nazione per la conformità di terze parti, è necessario applicare anche una marcatura UKNI, che accompagna sempre un marchio di conformità UE.



Il mondo imprenditoriale e commerciale hanno recepito male il rifiuto del marchio CE, praticamente uguale al nuovo UKCA, in quanto un produttore, per i suoi beni, dovrà superare una serie di test per l'UE e un'altra per il Regno Unito, con una burocrazia che aumenterà e delle attese che si amplieranno per la mancanza di alcune strutture idonee ai test. Anche chi produce dispositivi medici ha insistito sul fatto che i marchi rappresentano standard praticamente identici e il regolatore britannico dei farmaci e dei prodotti sanitari ha introdotto una deroga sui beni del settore fino a Luglio 2024.


Uno degli esempi più lampanti del contesto che il Paese sta affrontando e che Bragagni porta è quello del settore Healthtech. Nel concreto l'Association of British Healthtech Industries Regulatory (ABHI) è convinta che nei prossimi cinque anni un prodotto su cinque sarà ritirato dal mercato e un'impresa su dieci interromperà l'attività di innovazione. Per non parlare del 90% delle aziende che ha visto aumentare i propri costi normativi negli ultimi 12 mesi, e per il 20% l'aumento è stato di oltre il 50%. Chiaramente le preoccupazioni toccano ogni settore e anche la British Chambers of Commerce (BCC) si è unita alle altre aziende nell'esprimere un'ulteriore preoccupazione che è quella sull'incertezza derivante dalla decisione del Governo di consentire la vendita di prodotti con il marchio CE in Irlanda del Nord. Al momento poi le merci con marchio CE, importate dall'Irlanda del Nord, potrebbero continuare ad essere immesse sul mercato del Regno Unito, mentre quelle provenienti dal resto del mondo non potrebbero continuare oltre la fine del 2025.


Il Construction Leadership Council (CLC), racconta Bragagni, ha scritto una lettera al nuovo Segretario agli Affari Economici Grant Shapps e al nuovo Segretario all'Edilizia Abitativa Michael Gove, avvertendoli che i piani per la costruzione di nuovi case, scuole e ospedali sono in pericolo dato che il 28% dei prodotti sono importati, e la metà di quel 28% arrivano dall'UE. La richiesta, anche in questo caso, è di ottenere una proroga di almeno 2 anni, utile soprattutto per rendere resistente alla crisi economica il settore.


Esempi concreti a parte, Bragagni individua tre opzioni che le imprese potrebbero scegliere: la prima è rispettare contemporaneamente due regimi di controllo, aumentando la burocrazia anche a livello globale; la seconda è smettere di vendere all'UE, danneggiando l'Economia del Regno Unito; la terza è restare allineati agli standard UE (leggermente più severi), mantenendo così l'accesso al mercato, ma rendendo l'attuale regolamento del Regno Unito in gran parte inefficace. Tre opzioni che chiaramente incideranno su disponibilità e prezzi di vari prodotti.


In conclusione, secondo Bragagni, la nuova certificazione è al momento solo un costoso esercizio burocratico, che duplica le normative vigenti, invece la via, per non disperdere capitale umano ed economico, sarebbe quella di individuare un unico standard comune nell'interesse dei produttori, per un flusso del commercio internazionale regolare. Gli effetti sarebbero una garanzia di sicurezza per i consumatori e una sana concorrenza paritaria tra imprese. Insomma il Governo Britannico dovrebbe ascoltare le imprese.


ENGLISH VERSION


BREXIT, BRAGAGNI: IS UKCA REALLY THE SOLUTION?


One of the effects of Brexit is the transformation of the brand of goods produced from CE of the European Community to UKCA of the United Kingdom. The new United Kingdom Conformity Assessment, introduced from January 1, 2021, will be definitive at 11 pm on December 31, 2022. From that moment on, the Country will start to place on the home market only UKCA products, which therefore comply with precise requirements. In this context, the entrepreneur Maurizio Bragagni reflected on the reality that the Country is facing.


Bragagni recalls that the brand is the indicator of a product that complies with UK regulations, it becomes a nomenclature therefore mandatory for products sold in the UK after Brexit. However, UKCA will not be recognised in the European Union, the EEA or Northern Ireland; in the latter Nation for third-part compliance, it is also necessary to apply an UKNI marking, which always accompanies an EU conformity mark.


The business and commercial world has badly received the rejection of the CE mark, which is practically the same as the new UKCA, because a producer, for his goods, will have to pass a series of tests for the EU and another for the UK, with bureaucracy increasing and expectations widening due to the lack of some testing facilities. Medical device manufacturers have also insisted that brands represent virtually identical standards and the UK’s regulator of medicines and healthcare products has introduced a derogation on medical goods until July 2024.


One of the most striking examples of the context that the Country is facing and that Bragagni refers is that of the Healthtech sector. In concrete terms, the Association of British Healthtech Industries Regulatory (ABHI) is convinced that in the next five years one product in five will be withdrawn from the market and one company in ten will stop innovation activity. Not to mention the 90% of companies that have seen their regulatory costs increase in the last 12 months, and for 20% the increase has been over 50%. Clearly concerns affect every industry and even the British Chambers of Commerce (BCC) has joined other companies in expressing a further concern that is the uncertainty arising from the Government’s decision to allow the sale of CE marked products in Northern Ireland. At the moment, CE marked goods imported from Northern Ireland could continue to be placed on the UK market, while goods from the rest of the world could not continue beyond the end of 2025.


The Construction Leadership Council (CLC), says Bragagni, has written a letter to the new Secretary for Business Grant Shapps and the new Secretary for Housing Michael Gove, warning them that plans for the construction of new houses, schools and hospitals are in danger as 28% of products are imported, and half of that 28% come from the EU. The request, also in this case, is to obtain an extension of at least 2 years, useful above all for making the sector resistant to the economic crisis.


Concrete examples aside, Bragagni identifies three options that companies could choose: the first is to comply with two control regimes simultaneously, increasing bureaucracy even at a global level; the second is to stop selling to the EU, damaging UK's markets; the third is to remain in line with EU standards (slightly stricter), thus maintaining market access, but making the current UK regulation largely ineffective. Three options that will clearly affect availability and prices of various products.


In conclusion, according to Bragagni, the new certification is currently only an expensive bureaucratic exercise, which duplicates the current regulations, instead the way, not to disperse human and economic capital, would be to identify a single common standard in the interests of producers, for a smooth flow of international trade. The effects would be a guarantee of safety for consumers and fair competition between companies. In short, the British Government should listen to companies.


 


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