Brexit, Johnson: "la crisi del lavoro è una situazione necessaria"


Tra la Conferenza del Conservative Party e l'intervista su BBC One nello show di Andrew Marr, Boris Johnson ha rilasciato varie dichiarazioni sulla situazione di crisi, che al momento sta colpendo il Regno Unito.


Al primo giorno della Conferenza dei Conservatori ha affermato che la crisi è una situazione necessaria creatasi dalla volontà di spezzare il precedente modello economico, che si reggeva sui salari bassi. Il Premier ha fatto riferimento in particolare alle lunghe code per i rifornimenti di carburante nelle stazioni di servizio e alla macellazione di massa di maiali per ridurre la grandezza degli allevamenti (vista la mancanza di forza lavoro nel settore).


In precedenza, in un'intervista televisiva pre-conferenza, Johnson ha riconosciuto anche che la carenza di beni potrebbe continuare fino a Natale e che l'unica soluzione di breve termine è l'immigrazione incontrollata, politica che il Governo Britannico non ha intenzione di intraprendere.


Johnson in questo scenario ha escluso aumenti delle tasse, dicendo che non ci saranno se può evitarlo.


Durante l'intervista a BBC One, nel momento in cui Andrew Marr lo ha incalzato sulla macellazione e incenerimento di 120.000 suini a causa della carenza di manodopera, ha dichiarato che l'industria della trasformazione alimentare ha sempre ucciso molti animali. Marr, tuttavia, ha voluto precisare che in questo caso è molto diverso, in quanto le macellazioni non sono avvenute per la produzione di cibo e che non c'è stato quindi un guadagno per gli agricoltori. A questo punto il Premier ha ammesso che questa particolare situazione riguarda gli effetti in corso della Brexit, ma che ancora non sono stati soppressi inutilmente animali e che si vedrà cosa accadrà. Ha poi voluto ribattere il concetto secondo il quale questo è un periodo di adattamento per il Paese e che non è possibile tornare al vecchio modello fallito caratterizzato da immigrazione incontrollata e stipendi bassi.


Nel momento in cui gli è stato chiesto se la carenza di lavoratori fosse un effetto della sua politica sulla Brexit, Johnson ha concordato, aggiungendo che le persone hanno votato per il cambiamento, per la fine di un modello economico nel Regno Unito, che si reggeva su salari bassi, scarse competenze e bassa produttività cronica e che ora ci si sta allontanando da tutto ciò.


Marr ha voluto anche porre l'attenzione su una previsione del Cancelliere Rishi Sunak, secondo cui la carenza di carburanti e altri beni potrebbe durare fino a Natale e oltre. Johnson, pressato, ha detto semplicemente: “Rishi ha sempre ragione, ma dipende da come interpreti quello che ha detto».


Il Premier ha voluto infine difendere la pressione fiscale del suo Governo dopo che Marr ha paragonato le politiche fiscali (le più elevate dagli anni '40) più simili a quelle di Harold Wilson, più che a quelle di Margaret Thatcher. Infatti ha detto con forza che nessuna di quelle figure illustri ha dovuto mai affrontare una pandemia come quella del Covid-19.


La Domenica sera, il Primo Ministro, a un raduno dell'organizzazione Women 2 Win, ha anche incolpato parzialmente i datori del lavoro del settore dei trasporti di merce, perchè, secondo lui, il lavoro del camionista è stato reso un lavoro non desiderabile per le donne. Ha detto che la questione è che le donne non vogliono dormire in una piccola cabina e fare i bisogni tra i cespugli. Se le donne fossero più attratte da questa professione sicuramente ora non ci si troverbbe nella situazione attule. Le cause sarebbero gli scarsi investimenti e l'incapacità di risoluzione dei problemi, con le industrie di settore che hanno preferito affidarsi a lavoratori scarsamente qualificati e a basso stipendio, piuttosto che investire in attrezzature, strutture e sulle donne.


Di questi giorni è anche la dichiarazione sui rifornimenti di carburante della Petrol Retailers Association (PRA), che ha riferito che la crisi ormai è alla fine in Scozia, Galles, nel nord dell'Inghilterra e nelle Midlands, tuttavia l'emergenza non è ancora rientrata a Londra e nel sud-est.


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