Comites di Londra: intervista a Elena Remigi


A seguito del rinnovo del direttivo del Comites di Londra con le elezioni dello scorso 3 dicembre, abbiamo intervistato Elena Remigi, una dei membri dell'Esecutivo.


Raccontaci quali sono state le tue esperienze in materia di supporto alla comunità.

Oltre al volontariato svolto da studentessa sia in Italia che in Canada, e poi anni dopo in Irlanda, l’esperienza principale di supporto alla comunità l’ho svolta quando ho fondato il progetto In Limbo. Per cinque anni ho raccolto le storie di migliaia di cittadini europei e britannici, tra cui moltissimi nostri connazionali, portando le loro istanze ai politici inglesi ed europei, nelle università, nelle piazze, al Parlamento Europeo, piuttosto che a quello italiano, e ai media internazionali. Questo impegno continua tuttora. Negli ultimi 10 giorni, ad esempio, abbiamo contribuito a sei articoli, dal Guardian al Financial Times, sollevando i problemi legati al Settled Status, alla cittadinanza o al Brexodus, perché è importante continuare a far sentire la nostra voce in questa delicata fase post Brexit affinché nessuno resti escluso.


Quando si lavora in gruppo, specialmente con posizioni diverse, trovare la stabilità e il giusto equilibrio è fondamentale. Cosa ti auspichi da questo gruppo?

Mi auspico che il lavoro di tutti i consiglieri venga valorizzato, e che emergano le specificità e i talenti di tutti quelli che si vogliono impegnare seriamente nel lavoro verso i cittadini senza preclusioni di parte.

Dirigo un gruppo da più cinque anni e so quanto sia importante responsabilizzare e fare emergere più persone possibili, facendo sì che la gente apprezzi il lavoro svolto da tutti.

Qual è l’esperienza che più ti ha preparata al ruolo che ricopri? O quella che ti ha fatto decidere di abbracciare la scelta di impiegare il tuo tempo al servizio della comunità?

Sicuramente il mio impegno con In Limbo e in particolare l’ascolto di migliaia di storie di cittadini. È stato un lavoro faticoso, perché all’ascolto segue l’aiuto della persona che va consigliata, incoraggiata o indirizzata verso chi può aiutarla. Questo impegno ha allargato i miei orizzonti, mi ha avvicinato ai problemi quotidiani della gente, che vanno ben oltre la Brexit; e, se da una parte mi ha fatto toccare con mano la sofferenza di molti, dall’altra mi ha permesso di incontrare persone straordinarie. Ascoltare i cittadini è un impegno che vivo con grande senso di responsabilità. È con questo spirito che ho deciso di accettare il ruolo di capolista di Moving Forward, nella speranza di poter aiutare la comunità italiana insieme agli altri consiglieri eletti.


Com’è Elena nel tempo libero?

Nel (poco) tempo libero che mi resta, amo molto leggere, ascoltare musica (amo l’opera e la musica classica ma mi piacciono tanti altri generi), fare lunghe camminate e, Covid permettendo, viaggiare.

Qual è il tuo auspicio per la comunità italiana nel Regno Unito?

Sogno un Comites rinnovato, creativo, che sappia ascoltare e dialogare veramente con la gente, e che diventi un punto di riferimento per la comunità italiana. Vorrei che la comunità tutta si sentisse rappresentata nei Comites, ed è per questo che mi sono impegnata nel gruppo di lavoro “cittadinanza, Brexit, ricerca e mondo artistico” insieme ad altri tre consiglieri di Moving Forward, per dare voce a più gruppi di cittadini (ad esempio, a quello dei ricercatori universitari che è notoriamente è poco rappresentato nei Comites). Il nostro obiettivo sarà quello di aiutare la comunità italiana in questa complessa fase del post-Brexit, lavorando affinché tutti i cittadini abbiano i documenti necessari per restare nel Regno Unito, sia che essi si trovino in questo Paese da anni, o che siano qui da poco con un visto, e che vengano informati sullo SPID o su altri cambiamenti. Per questo motivo invito tutti a seguirci nel nostro lavoro.



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