Comites di Londra: intervista alla Consigliera Germana Canzi

Updated: Feb 22


Tra i vari consiglieri del neo eletto Comites di Londra abbiamo intervistato Germana Canzi, da anni residente in UK ed attiva in ambito sociale ed ambientale.


Sei un volto nuovo del Comites, cosa ti ha spinto a candidarti?


Grazie di avermi chiamata “volto nuovo” – mi fa sentire giovane! In realtà, qui in Gran Bretagna – dove sono arrivata originariamente nel 1996 - sono impegnata in battaglie di alto profilo sulla giustizia ambientale e sociale da almeno 17 anni. Mi sono occupata molto della difesa dei diritti dei cittadini europei post Brexit dal 2017, quando entrai a far parte degli attivisti di punta del gruppo non-profit the3million. In quel ruolo incontrai, con un gruppo di cittadini, il capo delegazione della Commissione Europea Michel Barnier e diversi Parlamentari Europei, per chiedere che ci aiutassero negli accordi di recesso della Gran Bretagna dalla UE. In seguito dovetti tirarmi un po’ indietro (scegliendo di entrare nel consiglio di amministrazione dei the3million, impegno per me maggiormente gestibile, non potendo viaggiare molto, per motivi di famiglia). A fare pressione sulle istituzioni europee e ad andare avanti e indietro tra Londra e Bruxelles subentrò al mio posto Dimitri Scarlato, che avevo conosciuto appunto in quanto consigliere Comites. Fu lui a chiedermi di candidarmi con la lista Moving Forward per il rinnovo del Comites Londra nel 2021.

Cosa ti aspetti da questo gruppo dì lavoro?

All’interno del Comites Londra, abbiamo creato un gruppo su “Brexit e cittadinanza, ricerca e mondo artistico”. C’è ancora molto da fare sulla Brexit, soprattutto sul Settled Status e i problemi per ottenere la cittadinanza britannica. Su questo mi terrò in contatto con the3million per coordinare eventuali iniziative. Essere diventati residenti di un Paese extra UE comporta anche diversi problemi burocratici addizionali per i nostri concittadini, per cui sarà importante fare pressione su Consolato ma anche e soprattutto il governo italiano perché le nostre istanze vengano tenute in considerazione, in particolare per quanto riguarda un Consolato che non ha le risorse necessarie per fronteggiare la fortissima domanda. Ma è inutile, a mio avviso, prendersela con il Consolato. La situazione è il risultato del fatto che da sempre le nostre esigenze di come cittadini AIRE non sono state prese abbastanza sul serio da successivi governi italiani. Se poi ci sarà tempo, tenendo conto che siamo dei volontari, spero si riuscirà anche a occuparsi d’altro! Ci sono tante persone italiane di gran talento che si stanno distinguendo in Gran Bretagna nel mondo della ricerca e del mondo artistico che a mio avviso andrebbero maggiormente valorizzate e sostenute.

Qual è l’esperienza dì vita che ti ha segnato dì più e cosa ti ha lasciata?

Non penso che ai vostri lettori interessino le mie vicissitudini personali. Ma basti dire questo: fare figli, e crescerli, lontano dalla famiglia di origine, e in un Paese soggetto a dodici anni di austerity che ha ridotto allo stremo il sistema scolastico e socio-sanitario è una cosa, come dicono qui "not for the faint hearted". E questo già prima che subentrassero Brexit e pandemia. Inoltre, molti di noi sono arrivati in Gran Bretagna con il mito della meritocrazia anglosassone. Questa esiste, rispetto all'Italia, ma è un aspetto a mio avviso rilevante soprattutto all'inizio della carriera, quando si è giovani; come donna, come madre e come straniera ho constatato che esistono forti limiti a questa meritocrazia di facciata.

Detto questo, al contrario di una parte di connazionali che sono di recente rientrati in Italia o partiti per altri Paesi UE, la maggior parte di noi qui è, e qui rimane. La Gran Bretagna, e Londra in particolare, mi ha offerto e continua ad offrirmi tante fantastiche opportunità. Mi auspico che rimanga un posto dove chi – a qualunque età - abbia voglia di continuare a imparare, trovare soluzioni creative e adattarsi ai cambiamenti, possa comunque trovare buoni sbocchi. Sicuramente vivere qui mi ha insegnato come sia essenziale – nella vita in generale – guardare sempre al bicchiere come mezzo pieno invece che mezzo vuoto.

Che valori porti nel Comites?

Mi sono candidata nella lista Moving Forward, che si definisce progressista e europeista, ma non siamo legati a nessun partito politico in particolare; è più una questione di orientamento generale. La nostra forza, a mio avviso, è il legame che molti di noi hanno con diverse realtà dell’associazionismo e delle ONG. Io comunque lavoro da sempre in maniera trasversale, e collaboro con chiunque sia disposto a portare avanti valori comuni. Sono disposta a sollevare presso le istituzioni sia italiane che britanniche le istanze dei cittadini che vogliano contattarci, a qualunque area politica appartengano.

Qual è il tuo messaggio per i connazionali italiani nel Regno Unito?


I Comites sono organismi ancora poco conosciuti e sotto-utilizzati. Se avete delle idee su altre cose di cui si possano occupare, non esitate a farvi sentire, a fare delle proposte. Faremo il possibile per ascoltare e aiutarvi a trovare il modo di portarle avanti.


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