Covid Diet: ecco quali alimenti proteggono dal contagio


Sono stati rivelati i risultati del primo studio condotto sulla dieta ideale per proteggerci dal Covid-19.

Secondo una ricerca guidata dal King’s College di Londra, un’alimentazione a base di cibi come salmone, porridge e fagioli, evitando alimenti come pane bianco, carni lavorate e gelato, diminuirebbe il rischio di contagio.


I ricercatori sostengono che una dieta di buona qualità migliorerebbe la salute dell’intestino, aumentando così le difese immunitarie.

Lo studio ha rilevato che le persone con una dieta di qualità più elevata hanno circa il 10% di probabilità in meno di contrarre il coronavirus, ed il 40% di possibilità in meno di ammalarsi gravemente, rispetto a quelle con una dieta a base di cibi di scarsa qualità e poco sani.


Lo studio si è basato sui dati raccolti relativi a quasi 600.000 britannici e americani che hanno utilizzato l'app ZOE Covid Symptom Study, compilando un sondaggio sugli alimenti consumati nel febbraio 2020, poco prima che il Covid fosse dichiarato pandemia.


Dei 600.000 utenti dell'app, secondo i sintomi riportati, quasi 32.000 hanno contratto il Covid.


Ad ogni utente della app sono state poste domande in merito al loro stile alimentare, chiedendo la frequenza con la quale hanno consumato 27 diversi prodotti alimentari nell’arco di una settimana tipo.

Le abitudini alimentari sono state catalogate assegnando un punteggio a ciascun cibo.

I punteggi più alti, i quali si riferiscono ad una buona dieta, sono stati assegnati al consumo di cibi come:

  • frutta (sciroppata o fresca)

  • verdure (in scatola o fresche)

  • cereali integrali come porridge, muesli, pane integrale

  • pesce azzurro come aringhe, sardine e salmone

  • legumi come fagioli, legumi o ceci


Punti più bassi sono stati assegnati ad alimenti molto lavorati o ricchi di zucchero, sale o grassi insaturi, o che generalmente non dovrebbero essere consumati eccessivamente come:

  • cereali raffinati come cereali da colazione, pasta e patatine

  • patatine

  • bevande zuccherate

  • dolci e dessert come biscotti, torte, cioccolato e caramelle

  • latticini come formaggio, yogurt, gelato

  • uova

  • carni, compresi arrosti, salsicce, bacon, carne in scatola, pasticci di carne, bocconcini di pollo e prosciutto

  • pesce in pastella o impanato

  • Fast food


Dal sondaggio condotto attraverso la app, è risultato che le diete più sane vengono seguite perlopiù da donne, anziani, operatori sanitari, coloro che hanno un basso indice di massa corporea e che lavorano e vivono in aree ricche.

Questo è il primo studio a dimostrare che una dieta più sana riduce effettivamente le possibilità di sviluppare i sintomi del coronavirus. In precedenza altri studi più piccoli avevano dimostrato che le persone vegane o pescetariane avrebbero meno probabilità di ammalarsi gravemente di Covid.

Un altro studio, pubblicato a giugno, aveva rivelato che una tazza di caffè al giorno proteggerebbe dal virus, mentre secondo un’altra ricerca i composti antiossidanti e antinfiammatori contenuti nella birra medierebbero il rischio di sviluppare sintomi.


Il professor Tim Spector, scienziato capo dello studio ZOE COVID e professore di epidemiologia genetica al King's College di Londra, ha dichiarato: "Questi risultati si accordano con i recenti esiti del nostro studio PREDICT di riferimento, che mostra che le persone che seguono diete di qualità superiore hanno una salute migliore. Non è necessario diventare vegani, ma consumare un maggior numero di verdure diverse è un ottimo modo per aumentare la salute del proprio microbioma intestinale, migliorare le proprie difese immunitarie e la salute generale e potenzialmente ridurre il rischio di contrarre il Covid-19".


La dottoressa Sarah Berry, co-responsabile dello studio e lettrice di scienze nutrizionali presso il King's College di Londra, ha dichiarato: "L'accesso a cibo più sano è importante per tutti nella società, ma i nostri risultati ci dicono che aiutare coloro che vivono in aree più svantaggiate a mangiare in modo più sano potrebbe portare maggiori benefici alla salute pubblica”.