Covid UK: contagi alle stelle, ma si riapre tutto. Follia o rischio calcolato?


27.773, questo è il numero dei casi covid registrati ieri nel Regno Unito; 60.000, il numero di spettatori presenti ieri a Wembley per assistere all'entusiasmante match tra Italia e Spagna, senza mascherine e distanziamento. Che il calcio ci abbia fatto dimenticare per almeno due ore quella che è stata la situazione peggiore degli ultimi anni nel mondo è un dato di fatto, ma che sia stata dimenticata dal governo nei giorni precedenti potrebbe risultare una vera follia.


Come noto ormai a tutti, il primo ministro Boris Johnson ha annunciato per il 19 luglio il freedom day, giorno in cui verranno eliminate tutte le restrizioni legate al Covid. Via mascherine, via distanza sociale, via tutto quello che da quasi due anni ha caratterizzato fortemente la nostra vita. Il senso di questa decisione ce lo ha spiegato durante la conferenza di annuncio il professor Chris Whitty, Chief Medical Officer per l'Inghilterra, Chief Medical Adviser del governo del Regno Unito e capo della sanità pubblica: il legame tra contagi, ospedalizzazioni e morti è stato fortemente indebolito. Non ancora spezzato del tutto, ma fortemente intaccato.


I numeri attuali, calati in una realtà come quella di gennaio scorso, avrebbero fatto paura. Oltre 1800 erano i morti registrati in una sola giornata, un picco spaventoso in confronto ai 37 delle ultime 24 ore. Questa differenza sostanziale nasce grazie al piano vaccinale, che ormai in Gran Bretagna fa registrare oltre 40 milioni di vaccinati con la prima dona e oltre 33 milioni di persone completamente immuni. Non a caso infatti la variante Delta colpisce più i giovani non ancora vaccinati.


Aumenti dei contagi si, ma anche poche ospedalizzazioni (1900 in tutto il Regno Unito) e decessi in continua diminuzione: questi sono i dati che hanno fatto propendere BOJO per la riapertura. Una decisione che a suo dire andava presa ora, ma che ci deve far aspettare un picco enorme dei casi e un aumento calcolato dei decessi. Tutto questo messo anche in relazione ai circa 20 mila morti annuali che l'influenza di tipo A (quella stagionale per intenderci) causa, e per i quali mai ci sogneremmo o ci siamo sognati di richiedere restrizioni tali da incidere sulla nostra vita così pesantemente.


Per alcuni potrebbe essere folle riaprire in questo modo, ma i dati almeno per ora indicano un rischio calcolato, quello di una malattia infettiva si, ma non più mortale. Una malattia con cui dobbiamo convivere ma che non fa più paura. Che questa scelta sia una speranza verso un ritorno alla normalità è sicuramente condivisa da tutti, che non porti però il Paese ad un nuovo disastro in autunno, è sicuramente la speranza di Boris Johnson e del suo staff.

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