Princeton, Piano A: i danni di una guerra nucleare tra USA e Russia. La simulazione


Il presidente russo Vladimir Putin ha deciso di allertare la difesa nucleare. Il suo alleato di sempre, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, proprio in questo contesto ha invitato Mosca a schierare armi in Bielorussia se gli Stati Uniti o la Francia le schiereranno in Polonia o in Lituania. Lo ha affermato lo stesso Lukashenko riferendo di una conversazione su questo tema avuta sabato con il presidente francese Emmanuel Macron.


Torna cosi di attualità lo studio effettuato nel 2014 da un gruppo di ricercatori dell’Università di Princeton, guidato dall'esperto di ingegneria e affari internazionali Alex Glaser, i quali hanno sviluppato una simulazione sui possibili danni provocati da una guerra nucleare tra Stati Uniti (alleata con i Paesi Nato) e Russia.


Il modello, basato sulla reale dotazione nucleare e sugli obiettivi militari, prevede che in poche ore si potrebbe arrivare a 34,1 milioni di morti e 55,9 milioni di feriti, senza contare le vittime legate agli effetti delle armi nucleari dopo le esplosioni.Secondo i ricercatori una guerra nucleare potrebbe evolversi in tre fasi. La prima interesserebbe obiettivi tattici, la seconda sarebbe diretta ad eliminare la capacità nucleare offensiva del nemico, infine, la terza porterebbe alla distruzione delle città chiave per impedire il recupero degli avversari.


I ricercatori hanno immaginato una prima mossa da parte della Russia. Un colpo di avvertimento nucleare potrebbe partire da una base vicino a Kaliningrad, sul Mar Baltico, con l'obiettivo di fermare l’avanzamento Usa-Nato. In risposta, gli alleati colpirebbero la Russia con un singolo attacco aereo tattico nucleare, trasformando il conflitto in una guerra atomica che interesserebbe tutta l’Europa. Una simile mossa concludono i ricercatori, porterebbe le vittime a 85,3 milioni in soli 45 minuti.«Il rischio di una guerra nucleare è aumentato drammaticamente negli ultimi due anni», spiega il gruppo di ricerca. «Gli Stati Uniti e la Russia hanno abbandonato i vecchi trattati di controllo degli armamenti nucleari, hanno iniziato a sviluppare nuovi tipi di armi nucleari e hanno ampliato le circostanze in cui potrebbero usarle»



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