Regno Unito, Freedom Day: “Non è la libertà che ci meritiamo ma quella di cui abbiamo bisogno”


“Non è la libertà che ci meritiamo ma quella di cui abbiamo bisogno”, forse saranno state queste le parole che il Primo Ministro Boris Johnson avrà pensato prima della conferenza di conferma sull’allentamento delle restrizioni. Dalla mezzanotte del 19 luglio, tutte le regole che per mesi hanno condizionato le nostre vite sono state cancellate. Una buona notizia se non fosse che la situazione del Regno Unito e quella globale stia mostrando scenari tutt’altro che, e qui il gioco di parole è d’obbligo, positivi.

CASI IN AUMENTO

Se da una parte i numeri che in questi giorni stanno emergendo sono impressionanti dall’altra troviamo una solidità nel governo che inizia a scricchiolare, richiamando alla prudenza. 48,161 nuovi casi in 24 ore, 3964 ricoveri e 25 decessi. Tutti numeri che sottolineano che la pandemia in Gran Bretagna è tutto tranne che finita. Ma a rendere ancora più comica la situazione ci pensa il Ministro della salute che con la sua positività al virus regala al Premier Boris Johnson un’auto isolamento proprio nel giorno del freedom day.

JOHNSON: ISOLAMENTO NO, ISOLAMENTO SI

Il Premier britannico aveva promesso in principio di autoisolarsi e di sottoporsi a test quotidiani, per poi cambiare idea proprio alla vigilia del "giorno della libertà" dalle restrizioni anti-Covid. Il tutto nato dal contatto con il ministro della Salute, Sajid Javid, risultato positivo al coronavirus.

BoJo aveva a annunciato che non sarebbe entrato in isolamento e che avrebbe invece aderito a un "programma pilota" offerto dal Sistema sanitario nazionale per consentirgli di continuare a lavorare a Downing Street. La stessa scelta è stata fatta dal cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak, che insieme a Johnson doveva essere incluso nel programma sperimentale che al momento coinvolge circa venti enti e aziende, tra cui Downing Street, Network Rail, Transport for London, l'aeroporto londinese di Heathrow e Border Force. L'annuncio del governo ha scatenato una bufera politica, con l'opposizione laburista che ha accusato il primo ministro di avvalersi di un "trattamento speciale ed esclusivo", mentre molti lavoratori britannici sono costretti a casa per dieci giorni, come al momento prevedono le regole del Paese. "Mi scuso per il linguaggio poco parlamentare, ma questa è proprio una presa per i fondelli. Non seguono le regole che loro stessi hanno creato e che si aspettano i miei elettori seguano. Questo governo tratta i cittadini dall'alto in basso, pensa di essere al di sopra della legge e che le regole non li riguardano", ha tuonato la numero due dei Labour, Angela Rayner. Stessa reazione quella del ministro ombra della Salute, Jonathan Ashworth, che ha accusato il governo di usare due pesi e due misure.

Le critiche hanno spinto Johnson a fare marcia indietro, annunciando la sua quarantena, che trascorrerà nella residenza del premier a Chequers. L'isolamento è stato confermato anche per Sunak, che ha ammesso che "anche dare solo l'idea che le regole non sono uguali per tutti e' sbagliato".

LIBERTÀ RITROVATA

Il Regno Unito ritrova una libertà sulla carta, che consentirebbe un ritorno alla normalità. Ma con un governo in autoisolamento, con i numeri dei casi impazziti saliti alle stelle, con i viaggi che subiscono forti restrizioni, con la compatibilità dei vaccini tra diversi Stati di cui ancora non si ha notizia, con un settore quello del turismo ancora ai minimi storici, possiamo davvero parlare di libertà ritrovata? O forse non è la libertà che ci meritiamo ma quella di cui abbiamo bisogno?

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