Rischio rimpatrio per Cittadini UE: iniziato il processo all'Alta Corte


Secondo l'IMA l'Home Office sta mettendo a rischio di allontamento 2,6 milioni di Cittadini dell'Unione Europea (in possesso della Nazionalità di uno dei Paesi Membri). L'attuazione dell'accordo di ritiro della Brexit pare minacciare i diritti di quelli che hanno ottenuto il pre-settled status. Da qui è nata una causa contro il Governo Britannico portata davanti l'Alta Corte di Giustizia.


L'Independent Monitoring Authority è un organo che è stato istituito dopo la Brexit per proteggere i diritti dei Cittadini dell'UE. Secondo l'IMA il Governo Britannico sta mettendo in dubbio i diritti di 2,6 milioni di Cittadini dell'UE di restare nel Regno Unito e finalmente il processo di fronte l'Alta Corte è iniziato.


L'avvocato Robert Palmer, per l'IMA, di fronte al Giudice Lane ha riferito che le regole dell'Home Office minacciano il diritto di una persona di vivere, lavorare, andare in pensione o avere accesso all'assistenza sanitaria nel Regno Unito. Secondo queste regole infatti i Cittadini Europei sono obbligati a richiedere il settled status, una volta scaduto il pre-settled status. In caso contrario il rischio è di perdere il diritto di restare nel Regno Unito.


Palmer ha spiegato che "l'effetto delle regole è che una persona perderà automaticamente i diritti di risiedere nel Regno Unito, passibile di detenzione o rimpatrio" e che i Cittadini dei Paesi UE saranno "esposti a considerevoli conseguenze gravi, che influenzano il loro diritto di vivere, lavorare e accedere al sostegno dell'assistenza sociale nel Regno Unito".


È bene sottolineare che il processo cominciato riguarda il pericolo che correrebbero solo quei Cittadini UE che si trovano nel Regno Unito da meno di cinque anni, a cui è stato concesso il pre-settled status. Il rischio, esposto da Palmer nel concreto, è che chi non dovesse ottenere il settled status sarebbe soggetto alle normali leggi per l'immigrazione. Il corto circuito secondo l'avvocato è "chiaramente incompatibile con l'accordo di recesso, che non consente la perdita dei diritti di residenza per i Cittadini dell'UE in queste circostanze". In sintesi secondo l'IMA non può esserci revoca del diritto di permanere nel Paese a causa di una mancata presentazione di un'ulteriore domanda, non essendo previsto nell'accordo di recesso.


David Blundell, l'avvocato per l'Home Office, ha invece sottolineato come l'accordo di recesso abbia l'obiettivo di proteggere reciprocamente e limitatamente i diritti, che non ha nulla a che vedere con il diritto illimitato di libera circolazione. Ha riferito che negli accordi "il linguaggio usato è stato puntuale e preciso" e che non viene intesa la libera circolazione. Continuando ha spiegato che nel post-Brexit la tutela si riferisce ai diritti legati alla residenza, ma non all'applicazione delle leggi dell'UE che conferiscono diritti di libera circolazione. Ha infine sostenuto che il nuovo sistema del Regno Unito dà origine a diritti e non certifica diritti già esistenti in modo indipendente.


ENGLISH VERSION

REPATRIATION RISK FOR EU CITIZENS: HIGH COURT TRIAL BEGINS


According to the IMA, the Home Office is putting at risk the displacement of 2.6 million European Union Citizens (holding the nationality of one of the Member States). The implementation of the Brexit withdrawal agreement seems to threaten the rights of those who have obtained the pre-settled status. This led to a lawsuit against the British Government before the High Court of Justice.


The Independent Monitoring Authority is a body that was established after Brexit to protect the rights of EU Citizens. According to the IMA, the British Government is questioning the rights of 2.6 million EU Citizens to remain in the UK and the trial before the High Court has finally begun.


Attorney Robert Palmer, for the IMA, in front of Judge Lane reported that the rules of the Home Office threaten a person’s right to live, work, retire or have access to health care in the UK. According to these rules, European Citizens are obliged to apply for settled status once the pre-settled status has expired. Otherwise, the risk is to lose the right to stay in the UK.


Palmer explained that "the effect of the rules is that a person will automatically lose the rights to reside in the UK, liable to detention or repatriation" and that EU Citizens will be "exposed to considerable serious consequences, affecting their right to live, work and access to social assistance support in the UK".


It is worth pointing out that the process that has begun concerns the danger that only those EU Citizens who have been in the UK for less than five years and who have been granted pre-settled status would face. The risk, exposed by Palmer in practice, is that those who do not obtain settled status would be subject to normal immigration laws. The short circuit according to the lawyer is "clearly incompatible with the withdrawal agreement, which does not allow the loss of residence rights for EU Citizens in these circumstances". In summary, according to the IMA, there can be no revocation of the right to stay in the Country due to a failure to submit a further application, not being provided for in the withdrawal agreement.


David Blundell, Home Office Attorney, stressed instead that the withdrawal agreement has the objective of protecting each other and limited rights, which has nothing to do with the unlimited right of free movement. He reported that in the agreements "the language used was punctual and precise" and that free movement is not understood. Continuing he explained that in post-Brexit protection refers to rights related to residence, but not to the application of EU laws conferring free movement rights. Finally, it argued that the new UK system gives rise to rights and does not certify existing rights independently.


 


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