Smart working: quando lavorare dall'Italia potrebbe complicare le cose


A causa della pandemia in molti si sono trovati costretti a svolgere il proprio lavoro da casa ed alcuni, per comodità o per essere più vicini ai propri cari, hanno scelto di rientrare in Italia, continuando a svolgere le proprie mansioni in smart working.

Tuttavia svolgere il proprio lavoro in un Paese diverso da quello in cui si trova la propria residenza fiscale, potrebbe avere diverse conseguenze.


Prendiamo come esempio la storia di Giorgia, nome fittizio e personaggio inventato dal nostro partner contabile Giuseppe Mauro dello Studio Page, la quale rispecchia la situazione di molti italiani residenti nel Regno Unito che hanno deciso di rientrare nel proprio Paese d'origine durante il periodo di pandemia.


Giorgia è originaria di Positano, vive a Londra, è iscritta AIRE e da qualche anno lavora come project manager per una Limited Company di Londra.

Nel 2020, con l’arrivo del Covid, la Company ha deciso di far lavorare Giorgia da casa, gestendo tutto quanto tramite notebook, svolgendo le riunioni con clienti e colleghi sulla piattaforma Zoom.


Dopo qualche mese di smart working a Londra, ha deciso di fare rientro a Positano per godersi il sole e stare accanto ai suoi famigliari. Inoltre in Italia potrà stare nella casa dei genitori, risparmiando gli £800 mensili per la sua stanza en suite a Bermondsey.

Inizialmente aveva intenzione di fermarsi in Italia solo per un paio di mesi. I mesi diventano poi sei. Poi dodici. Poi di più.


Giorgia è felice: si gode il clima e segue un suo pacchetto clienti generando un buon fatturato per la sua azienda. I suoi “capi” sono contenti del suo rendimento da casa e non ci pensano neppure di farla tornare a lavorare in ufficio. Neppure sanno che lavora dall’Italia e lei continua a ricevere regolarmente la sua payslip con le trattenute per la personal Tax inglese e per la National Insurance Contribution, i contributi Uk.


Tuttavia Giorgia ha superato i 183 giorni di permanenza in Italia nel corso dell’anno fiscale 2020. Per l’Agenzia delle Entrate lei è tornata ad essere a tutti gli effetti una “contribuente italiana” in quanto “residente fiscalmente” in Italia. Dovrà pertanto dichiarare in Italia i redditi percepiti dalla Limitard Company.


La sua permanenza prolungata, inoltre, le ha causato la perdita dei requisiti di iscrizione all’Aire e il Comune la riscrive nell’anagrafica dei residenti.


Il suo datore di lavoro - la Limited Company di Londra - ancora non lo sa ma, poiché ha dipendenti che lavorano in Italia, deve iscriversi agli Enti Previdenziali ed assicurativi italiani (INPS ed INAIL) ai sensi delle normative italiane. Quale sostituto d’imposta deve richiedere quindi il codice fiscale italiano all’Agenzia delle Entrate, per effettuare e versare le trattenute fiscali e previdenziali italiane. Per questo dovrà predisporre mensilmente le buste paga secondo la normativa italiana ed effettuare i versamenti con modello F24.

Dovrà infine rispettare tutte le altre leggi e gli altri adempimenti previsti dalla legislazione italiana in materia e secondo i contratti collettivi nazionali di lavoro italiani (13°, ferie, malattia, congedi vari, ecc.).


Ma non finisce qui. Come abbiamo detto, grazie alla bravissima Giorgia, ormai è più di un anno che la Limited Company di Londra produce – pur senza saperlo – una parte del proprio fatturato in Italia. Giorgia ha ampia autonomia nei rapporti coi clienti, con i quali intrattiene meeting su Zoom per raccoglierne ordini e proporre loro preventivi.

L’Agenzia delle Entrate ritiene pertanto che la Limited Company di Londra abbia istituito in Italia una stabile organizzazione con personale (Giorgia) e mezzi (informatici) adatti ad essere fonte autonoma di reddito prodotto in Italia e, come tale, soggetto all’imposizione fiscale italiana.

Pertanto l’Agenzia delle Entrate avvia una verifica di accertamento dei redditi e dell'iva imponibili in Italia procedendo d’ufficio con l’apertura di una partita iva alla Limited Company di Londra.


Se ci troviamo in una situazione del genere o abbiamo il dubbio che quello che stiamo facendo potrebbe compromettere il nostro lavoro, sarebbe opportuno rivolgersi ad un professionista.

In caso di necessità, è possibile richiedere una consulenza ai professionisti partner di Complitaly, compilando il form di supporto nella sezione LIVE IN UK della app o del sito, oppure mandando una mail a help@complitaly.uk.

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