Ucraina: la fuga di un italiano e della sua famiglia


Marco Gallipoli, fotografo italiano residente a Leopoli, ha documentato la sua fuga dall’Ucraina insieme ai figli Aurora e Flavio di 7 e 9 anni.

La moglie e madre dei due bambini è rimasta nella sua città di origine in Ucraina: "Viene da una famiglia che ha già combattuto per impedire l'invasione sovietica e stavolta di certo non poteva tradire l'insegnamento che le ha lasciato la nonna, alla quale è anche dedicata la via nella quale abitiamo. Non poteva lasciare la sua gente, farà la volontaria, pronta ad aiutare i profughi che arriveranno già nei prossimi giorni. Anche io conto di tornare: porto i bimbi in Italia, poi andremo negli Stati Uniti e alla fine tornerò a Leopoli”.


Marco ha deciso di condividere passo a passo la propria fuga sui social. Lui e i suoi figli hanno percorso a piedi un tragitto lungo 30Km per raggiungere il confine con la Polonia, portando con sè solo degli zaini.


"Ci siamo fatti accompagnare da un amico, non ho preso l'auto perché sapevo che ci sarebbe stata parecchia fila alla frontiera. A piedi si passa più velocemente", ha spiegato. "Noi adesso vogliamo andare in Italia, in America, poi però torneremo in Ucraina, quella è casa nostra”.


Il viaggio è durato due giorni, con temperature che hanno sfiorato i -2 °, con il timore di non aver scelto la giusta via di fuga.


Durante il loro cammino, non è mancata la solidarietà delle persone residenti nei luoghi da loro attraversati e dai numerosi volontari che hanno organizzato rifugi di fortuna ad esempio all’interno delle scuole, per dare ospitalità durante la notte a tutti i profughi in viaggio.


"Alla frontiera ci sono persone che caricano in auto le famiglie con i bambini piccoli e noi siamo stati fortunati. La nostra salvezza è merito di tante persone e anche del nostro sorriso. D'altronde siamo romani, la buttiamo sempre in caciara. Per tutto il viaggio ho pensato che mi sarei dovuto inventare qualsiasi cosa per rendere questo momento il meno traumatico possibile per i miei bambini", racconta Marco. “Lungo la strada tanta gente ci ha offerto da bere, il caffè, anzi il tè, poi pure i biscotti. È stato bello, adesso siamo in un altro posto".



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