Variante Delta, fanno paura i numeri o il virus?


Dall'inizio della pandemia siamo stati abituati a numeri da capogiro legati a decessi, ospedalizzazioni e restrizioni. Tutto questo ci ha lasciato un segno indelebile che tutt'ora ci portiamo dentro. Ma la situazione oggi è la stessa di un anno fa?


La variante Delta (ex indiana) fa paura a tutti perchè più contagiosa e per questo motivo le restrizioni stentano a sparite. Tanto che in Italia e in altri Paesi europei è stata reintrodotta la quarantena per chi viaggia dal Regno Unito. Ma cosa fanno più paura, i numeri o il virus?


Prendiamo come riferimento il sito www.worldometers.info, un sito web che fornisce dati statistici in tempo reale per diversi argomenti. Focalizzandoci sul Regno Unito, vedremo subito che i dati sono in grande disaccordo con la sempre più crescente paura verso la nuova mutazione del virus.

Numero di contagi Covid-19 nelle ultime 24 ore
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Numero decessi nelle ultime 24 ore
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Attualmente abbiamo un grande numero di contagi, che sottolineano la ampia trasmissibilità del virus, ma una bassa incidenza sulle morti e ospedalizzazioni. Ricordiamo che l'influenza tipo A nel Regno Unito nell'anno 2009 faceva contare 100mila casi in una settimana (fonte). Una situazione questa che delinea sempre più il quadro di un'influenza stagionale di tipo endemico: quello che tutti gli anni affrontiamo con il virus del raffreddore. Questi dati non stanno facendo paura al primo ministro Boris Johnson che sembra intenzionato ad eliminare tutte le restrizioni legate al covid entro il 19 luglio.


Dati invece che fanno tremare l'Italia, tanto da proibire la vendita a chi arriva dal Regno Unito dei biglietti per la partita dell'Inghilterra prevista in tabellone per il 3 luglio a Roma. Ma qual è la situazione dell'Italia?

Numero contagi Covid nelle ultime 24 ore
Numero contagi Covid nelle ultime 24 ore
Numero decessi nelle ultime 24 ore
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I casi anche nella penisola stanno aumentando a causa della variante Delta che si sta diffondendo, tanto da far segnare un'incidenza della mutazione a giugno pari al 16,8%, rispetto al 4,2% di maggio. Situazione che non ha bisogno di sottolinearne la prudenza nell'essere osservata e studiata ma che dai dati sembra essere molto diversa da quella di un anno fa. Questo indubbiamente grazie anche al piano vaccinale e alla capacità del farmaco di contrastare anche le attuali mutazioni presenti.

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