Parliamo di salute mentale

Questo articolo è dedicato alla comunità italo-britannica per cominciare su queste pagine una conversazione semplice ma attenta alle differenze culturali su cosa significa salute mentale, su come capire quando è il momento di chiedere aiuto e come farlo. Parliamone, insieme.
Che cos’è la salute mentale?
La salute mentale riguarda il modo in cui pensiamo, proviamo emozioni e affrontiamo gli alti e bassi della vita. Proprio come ci rivolgiamo a un medico per una malattia fisica, è normale cercare sostegno quando problemi emotivi o psicologici interferiscono con la vita quotidiana.
Esperienze comuni includono preoccupazione, umore depresso, difficoltà a dormire, senso di sopraffazione o difficoltà di concentrazione.

Perché parlarne può essere difficile nella nostra comunità
Lo stigma rimane forte in molte famiglie italiane. Frasi come «Non c’è niente che non va» o «Fai come tutti» possono zittire chi ha bisogno di aiuto. Le generazioni più anziane possono aspettarsi resilienza e riservatezza, mentre i giovani si confrontano con identità bilingui e biculturali che aumentano la pressione. Riconoscere questi modelli culturali ci aiuta a trovare modi di comunicare che rispettino i valori familiari, lasciando però spazio al cambiamento.
Negli ultimi anni si è cominciato a parlare di salute mentale togliendone sempre più lo stigma e la vergogna associate a come ci sentiamo. Parole come depressione, ansia, attacchi di panico, ‘burn out’ sono entrate di più nel vocabolario corrente e non solo come modi di dire, ma per comunicare seriamente uno stato d’animo che corrisponde ad una realtà fatta di rapporti in famiglia o al lavoro, per esempio, dove troviamo difficoltà che non sappiamo più come gestire. La complessità della società italiana e diquella nostra in particolare: Italo-Britannica una comunità’ migratoria che appartiene ad una profonda diaspora, produce spesso il profilo di una persona che si sente a metà tra il luogo dal quale è emigrato/a e quello nel quale si è trasferito/a. L’impatto con nuove culture porta a confrontarci con le nostre abitudini e in questo modo a riflettere su come siamo… e forse, su come vorremmo essere.
L’Italia è stata all’avanguardia nel mondo nella salute mentale: la legge 180 del 1978 (legge Basaglia) che ha avviato la chiusura dei manicomi e promosso la cura territoriale e i servizi di comunità è considerata una riforma pionieristica… Però ci sono voluti molti decenni perché la salute mentale e il riconoscimento di una sintomatologia importante cominciasse ad entrare nel vocabolario quotidiano non visto più come vergogna, come una persona debole, bensì visto come una situazione emotiva -psicologica con radici profonde che può essere trasformata e trovare serenità grazie ad un percorso fatto con la/o psicoterapeuta o un counselor .
Segnali che indicano che potrebbe essere il momento di cercare aiuto:
- Ti senti giù di morale, piangi spesso o ti senti senza speranza per più di qualche settimana.
- Ti preoccupi costantemente o vai nel panico in situazioni che prima ti facevano sentire al sicuro.
- Hai difficoltà a dormire, mangiare o concentrarti.
- Trovi difficile svolgere le attività quotidiane, lavorare o prenderti cura di te e della famiglia.
- Fai affidamento sull'alcol o su altre sostanze per far fronte alla situazione.
Cercare di parlare con la propria famiglia e/o il medico:
- Dire ai famigliari: “Ho bisogno di parlare” o “Mi sento molto triste e non capisco perché” può iniziare una conversazione che permetta di risolverealcune difficoltà e toglierci dall’isolamento nel quale ci sentiamo. Presentare piccoli esempi concreti come il fatto che non si riesca a dormire o che ci si senta sopraffatti dalle preoccupazioni, e provare a cercare una soluzione insieme a persone che sentiamo vicine.
- Contattare il medico di base per valutare la situazione: il medico ti può indirizzare verso servizi di consulenza o specialisti, e in alcuni casi prescrivere dei farmaci. Parlare di come ci si sente al medico e vagliare le soluzioni che vengono proposte.
- In contesti religiosi o comunitari: in molte parrocchie e associazioni vengono alle volte create delle opportunità dove si può essere ascoltati e poi nel caso lo si desideri, si può essere indirizzati verso gruppi di sostegno.
Questa rubrica mensile, si adopererà ad aprire un dialogo per situazioni che possono presentarsi come momenti difficili da affrontare e se volete che parliamo di un tema in particolare scriveteci e cercheremo di rispondervi.
QUESTO ARTICOLO È OFFERTO DA DEL VIGNA LTD

Dora Bortoluzzi, nata a Milano nel 1997, vive a Londra dal 2020 dove si occupa di giornalismo e video making. Con una formazione in Lingue, unisce passione ed emozione nel raccontare storie. I suoi interessi principali sono attualità, cinema e musica.






