Londra: nasce Italian Hospitality Collective

Quello dell’hospitality resta uno dei settori più importanti, ma anche più esposti, dell’economia britannica. Secondo i dati raccolti dalla House of Commons Library, nel marzo 2025 nel Regno Unito erano attive 176.685 imprese dell’ospitalità, il 99,6% delle quali appartenenti alla categoria delle piccole e medie imprese. Un comparto estremamente frammentato, quindi, nel quale ristoranti, bar, hotel e attività indipendenti devono confrontarsi con l’aumento del costo del lavoro, delle materie prime, dell’energia e degli affitti commerciali.
I dati più recenti dell’Office for National Statistics mostrano una sostanziale stabilità dell’attività economica nel comparto accommodation and food services tra il primo e il secondo trimestre del 2026. Una tenuta che, tuttavia, non si è ancora trasformata in una crescita solida, mentre UKHospitality continua a segnalare forti pressioni sull’occupazione e sui margini delle aziende.
In questo scenario, gli imprenditori italiani continuano a rappresentare una componente importante e riconoscibile del mercato londinese. La ristorazione, il caffè, l’importazione di prodotti, la progettazione dei locali e i servizi collegati all’ospitalità sono ambiti nei quali la presenza italiana mantiene un’identità particolarmente forte. Allo stesso tempo, molte attività devono affrontare le conseguenze della Brexit, le difficoltà nel reperire personale qualificato e un quadro burocratico e fiscale sempre più complesso.

È proprio da queste esigenze che nasce Italian Hospitality Collective, una nuova rete dedicata agli imprenditori e ai liberi professionisti italiani che operano nel settore dell’ospitalità nel Regno Unito.
Il primo incontro del Collective si è svolto nella private dining room del Beef & Bass, ristorante di King’s Road, nel cuore di Chelsea. Alla serata hanno preso parte professionisti con competenze differenti, accomunati dall’obiettivo di costruire un sistema di collaborazione stabile e capace di generare opportunità concrete.
Non soltanto fornitori del comparto food and beverage, dunque, ma anche consulenti ed esperti coinvolti nelle diverse fasi di creazione e gestione di un’attività: dagli aspetti legali e burocratici alla progettazione degli spazi, dalla comunicazione al marketing, fino all’impiantistica, alle assicurazioni e alla manutenzione.
A ideare e fondare il progetto è stato Francesco Buompane, imprenditore italiano e professionista del settore del caffè, con oltre 25 anni di esperienza maturata tra Italia, Regno Unito e mercati internazionali, il quale lo ha raccontato a COMPLITALY TV.

Che cos’è Italian Hospitality Collective?
Italian Hospitality Collective nasce con l’obiettivo di creare a Londra una rete di imprenditori e liberi professionisti italiani attivi nel settore dell’ospitalità. Vogliamo mettere in relazione competenze e punti di vista differenti, favorendo la condivisione di informazioni, esperienze, strategie e opportunità commerciali.
L’obiettivo è portare valore concreto al mondo dell’hospitality e costruire nel tempo un portafoglio di clienti qualificati da condividere all’interno della rete, generando nuove possibilità di collaborazione per tutti i professionisti coinvolti.
Com’è andato il primo incontro?
Il primo incontro si è svolto nella private room del Beef & Bass, a Chelsea, e ha visto la partecipazione di professionisti provenienti da settori diversi. Il riscontro è stato molto positivo, soprattutto perché ha permesso alle persone presenti di conoscersi, confrontarsi e comprendere immediatamente le potenzialità del progetto.
Non erano presenti soltanto fornitori del comparto food and beverage, ma anche professionisti legati a tutte le fasi di creazione, sviluppo e gestione di un’attività.
Qual è il principale punto di forza del Collective?
La varietà delle competenze. Chi vuole aprire, sviluppare o riorganizzare un’attività nel settore dell’ospitalità ha bisogno di affrontare numerosi aspetti: pratiche burocratiche, questioni legali, progettazione degli spazi, impianti, assicurazioni, comunicazione, marketing e manutenzione.
Italian Hospitality Collective vuole offrire agli imprenditori una rete completa di professionisti affidabili e specializzati, evitando che ciascuno debba cercare autonomamente ogni singolo servizio.
Qual è la visione alla base del progetto?
Vogliamo creare un ecosistema professionale fondato sulla fiducia, sulla collaborazione e sulla qualità delle relazioni. Ogni partecipante può mettere a disposizione le proprie competenze, i propri contatti e le opportunità che incontra, ricevendo allo stesso tempo valore dall’intera rete.
Non si tratta soltanto di organizzare incontri di networking, ma di costruire un gruppo operativo capace di collaborare nel tempo e di accompagnare concretamente le attività dell’hospitality.
Perché una rete di questo tipo è particolarmente utile in questo momento?
Il settore è diventato più complesso e competitivo. Per sviluppare un’attività non è più sufficiente avere un buon prodotto: servono una struttura solida, professionisti competenti e la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti.
Mettere in comunicazione persone affidabili permette di condividere esperienze, evitare errori e affrontare con maggiore consapevolezza le difficoltà del mercato. La collaborazione può diventare un vero vantaggio competitivo.
Quali saranno i prossimi passi?
Nelle prossime settimane raccoglieremo i feedback e le proposte dei partecipanti, in modo da definire la struttura del Collective e programmare le prossime iniziative.
Il nuovo incontro è previsto per ottobre. Nel frattempo, la rete rimarrà attiva per condividere idee, informazioni, clienti qualificati e possibili opportunità di collaborazione.
Italian Hospitality Collective si propone quindi come qualcosa di più di un tradizionale appuntamento di networking. L’ambizione è creare un punto di riferimento per gli operatori italiani dell’ospitalità a Londra, trasformando le relazioni professionali in progetti, servizi integrati e nuove occasioni di crescita.
In un mercato nel quale la maggior parte delle imprese è costituita da realtà indipendenti e di piccole dimensioni, la capacità di fare rete può diventare uno strumento decisivo per affrontare le difficoltà, migliorare la competitività e valorizzare ulteriormente la qualità e l’esperienza italiana nel settore.
Dora Bortoluzzi, nata a Milano nel 1997, vive a Londra dal 2020 dove si occupa di giornalismo e video making. Con una formazione in Lingue, unisce passione ed emozione nel raccontare storie. I suoi interessi principali sono attualità, cinema e musica.






